progettone 2.0

Progettone 2.0: accordo per un welfare più inclusivo, solidale, e che punti al reimpiego

mag 18 • Lavoro, Notizie • 909 Views • Nessun commento

FacebookTwitterGoogle+PinterestWhatsAppWordPressEmail

Siglato oggi il nuovo Accordo collettivo sul nuovo Progettone da parte mia e del Presidente Rossi con i vertici delle confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil,, del mondo cooperativo – Federazione trentina della cooperazione, Consorzio lavoro ambiente e Con.solida. Gli obbiettivi di questo accordo, già delineati dalla riforma di settore, non sono solo quelli di mantenere in vita un importante strumento di welfare, rivolto ai lavoratori più prossimi alla pensione e più “deboli” nei confronti del mercato del lavoro, ma proiettarlo verso il futuro, allargando la platea dei beneficiari e scommettendo in primo luogo sulla rioccupabilità, attraverso appositi percorsi di riqualificazione e incentivi mirati.

Tagliamo questo traguardo, al termine di un percorso concertato fra strutture provinciali e sindacali. Il nostro intento solidaristico è stato capito e condiviso: abbiamo superato il tetto precedentemente fissato, allargando ulteriormente la platea dei beneficiari. La riorganizzazione permette di risparmiare risorse per circa 2 milioni di euro, da mettere a disposizione di un’ottantina di nuovi lavoratori in difficoltà, passando così dagli attuali 1617 a quasi 1700. Rispetto al periodo precedente alla crisi economica, del resto, i numeri sono quasi triplicati, il che ha imposto una necessaria revisione dello strumento, certificata dall’accordo siglato oggi. Ma il cambiamento più incisivo è un altro: vogliamo far sì che il Progettone diventi sempre di più uno strumento al servizio delle politiche attive del lavoro. L’obiettivo primario diventa dunque incentivare il lavoratore a cercare nuove opportunità occupazionali nel mercato del lavoro, supportandolo con apposite misure di orientamento e formazione. In sintesi, insomma, puntiamo ad uno strumento più inclusivo e più solidale, in grado di promuovere le politiche attive del lavoro, più equo e più sostenibile.

Erano 797 nel 2009, quando la crisi economica e occupazionale ha iniziato a farsi sentire anche in Trentino. Oggi sono 1617. Parliamo delle unità lavorative impiegate attraverso il Progettone, strumento pensato originariamente per accompagnare alla pensione i lavoratori rimasti  disoccupati, ed oggi orientato a promuove anche l’occupabilità dei senza-lavoro, a fronte della crescita della disoccupazione (era inferiore al 3% fisiologico prima dell’inizio della crisi, oggi è di circa il 6,8%, comunque molto ad di sotto della media nazionale dell’11,9% e anche di quella europea, pari al 9,4%) e anche dell’età pensionistica.

Progettone 2.0” perché i tempi sono cambiati e le necessità cresciute. Solo per dare qualche dato: le persone in cerca di lavoro in Trentino erano 6.700 nel 2007, sono salite a a 8.300 nel 2009, e oggi sono 17.000.  La sfida è dunque diventata – anche – quella di superare il tetto di unità lavorative precedentemente fissato, a fronte di una ripresa non ancora così robusta da allentare le tensioni sul fronte occupazionale. Nel frattempo, lo stesso scenario degli ammortizzatori sociali, in seguito all’emanazione delle norme del Jobs Act, è completamente cambiato, a livello nazionale ma anche locale (posto che quella trentina rimane una best practice nello scenario italiano). Il Progettone continua ad essere quindi strumento “principe” tra quelli riconducibili alla formula “Lavori socialmente utili”, ma diventa in maniera sempre più marcata un istituto proattivo, che si sforza cioè di mobilitare il lavoratore che ha perso l’impiego e favorire il suo reingresso nel mondo del lavoro tout court. Un cambiamento strategico, a cui tutti gli attori hanno offerto il loro contributo: la Provincia, non riducendo le risorse messe in campo, a fronte di una contrazione dei bilanci complessivi dell’Autonomia, le cooperative, che hanno ridimensionato  le loro richieste, e i sindacali, che condividendo i meccanismi di razionalizzazione introdotti nel sistema hanno consentito il recupero di risorse da destinare ora ad un allargamento della platea degli aventi diritto.

Il rinnovo del contratto si inserisce in altre parole nel solco tracciato dalla riforma organica del Progettone le cui finalità, in breve sintesi, sono:

- sostegno al reddito del disoccupato (finalità storica e mantenuta nella riforma)

- accompagnamento ai requisiti pensionistici (anch’essa finalità storica e mantenuta nella riforma ma con  modifiche dei requisiti)

- accompagnamento ad un nuovo lavoro, attraverso l’attivazione del lavoratore (finalità che la riforma sottolinea con maggiore enfasi che in passato)

Nei suoi vari passi, la riforma ha dunque comportato anche la modifica di alcuni requisiti e modalità di intervento. L’età per l’accesso si è spostata da 50 a 53 anni per i maschi e da 45 a 49 anni per le lavoratrici. Il requisito di accesso è diventato l’essere a non più di 8 anni dal traguardo della pensione minima. Per quanto riguarda il contratto, a meno di 5 anni dalla pensione può essere a tempo indeterminato o determinato, mentre nella fascia dai 5 agli 8 anni è ora solo a tempo determinato, per un massimo di 24 mesi. A fronte di ciò, l’Agenzia del lavoro è impegnata a moltiplicare i suoi sforzi per far sì che i disoccupati che non sono ancora entrati nel Progettone, perché non in possesso dei requisiti necessari, esplorino tutte le opportunità presenti nel mercato del lavoro, al fine di reimpiegarsi. L’Agenzia predispone a questo proposito “pacchetti di servizi personalizzati” di orientamento, formazione, accompagnamento e supporto al reinserimento lavorativo (validi naturalmente sia per chi non è stato ancora preso in carico dal Progettone sia per chi è già inserito nella misura).

Fra i contenuti del nuovo contratto collettivo licenziato oggi, anche una maggiore enfasi sulla concertazione nella gestione del Progettone. L’accordo prevede infatti la costituzione di un comitato tecnico che promuova un più avanzato sistema di relazioni fra i diversi attori, dove approfondire la conoscenza di dati e informazioni sulle dinamiche occupazionali. Su tali basi, le parti potranno avanzare proposte sull’inserimento nel sistema di nuovi disoccupati (o alternativamente sul recupero di quote di potere d’acquisto).

No TweetBacks yet. (Be the first to Tweet this post)
FacebookTwitterGoogle+PinterestWhatsAppWordPressEmail

Related Posts

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

« »