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«Leadership al Pd, se saremo uniti»

gen 27 • Attivita' politica, Notizie, PD, Rassegna stampa • 747 Views • Nessun commento

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L’intervista a firma di Luisa Maria Patruno pubblicata su l’Adige del 27/01/2016.

«Leadership al Pd, se saremo uniti». Olivi: il nostro congresso è una grande occasione OBIETTIVO

Il vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi, cerca di scuotere il suo partito – il Pd – mentre l’altro pezzo di coalizione, costituito da Patt e Upt, dopo il congresso dell’Unione, sembra tutto impegnato a fare asse per rafforzare l’area cosiddetta territorial -popolare, imbarcando – in prospettiva – civiche e pezzi d’opposizione, che potrebbero anche modificare la fisionomia dell’alleanza. Olivi si augura che al congresso di maggio il Pd riesca finalmente ad unire le forze nel superiore e comune obiettivo di conquistare nel 2018 la leadership della coalizione, come i numeri vorrebbero, e dunque la presidenza della Provincia, buttata via nel 2013 proprio per beghe interne.

Vicepresidente Olivi, Upt e Patt tornano a parlare di Casa dei trentini. Che impressione le fa?

Nel dibattito di queste settimane vedo un continuo richiamo all’invariabilità del centrosinistra come coalizione. Ma manca una valutazione su che cosa è il centrosinistra, quali sono i suoi contenuti. Parlare di Casa dei trentini a mio avviso è recuperare una ricetta vecchia.

È vecchio parlare di partito territoriale?

Sì perché il territorio non può essere l’unico elemento di coagulo e il legame di una proposta politica. Io credo invece che oggi il centrosinistra debba riscrivere il patto del perché sta insieme e deve dire per fare che cosa.

Deve darsi dei confini e dire quali sono i punti di saldatura tra di noi e cosa ci distingue come coalizione.

Non basta il programma, come dice il presidente Rossi, per stabilire perché state insieme?

No. Il rischio che vedo è quello di configurare la coalizione solo come un contratto firmato nel 2013 e che dura 5 anni per eseguire delle cose. Poi, arrivati lì vedremo. Io penso invece che una coalizione debba essere qualcosa di più.

Ma il Pd per quale coalizione sta lavorando rispetto allo schema a due gambe: Pd nazionale e Patt-Upt territoriali indicato da Rossi?

Questo schema del blocco territoriale che ha bisogno di una forza politica nazionale con cui allearsi, che oggi sceglie il Pd, perché è al governo non va bene e io lo considero pericoloso per il Trentino perché intanto è un po’di comodo. Questo non è essere di centrosinistra, è politica negoziale. Consideri la coalizione un mezzo per realizzare un progetto non deciso ex ante. Il Pd deve cogliere l’opportunità del congresso per porsi l’obiettivo di ragionare come se la coalizione la dobbiamo costruire attorno a noi e non limitandoci all’area di sinistra perché il centro è presidiato dalla Casa dei trentini. Dobbiamo allearci con i mondi rea li, i corpi intermedi, per espanderci.

L’obiettivo è quello mancato di ridare la leadership al centrosinistra e per la prima volta al Pd?

Certo dobbiamo rimettere il Pd dove è normale che sia. Io penso che il Pd non dovrebbe commettere l’errore di considerare la lealtà al presidente co me un conformismo istituzionale. Il Pd non può avere paura di osare, perdere l’ambizione e il coraggio di buttare avanti la palla, cercando di cogliere l’occasione del congresso per superare le divisioni nel superiore obiettivo politico della presidenza della Provincia. Sono convinto che il Pd può esse re forza trainante. Dobbiamo dirci: vogliamo provare a vincere alle prossime elezioni? Non dobbiamo più cercare alibi facendo sempre i secondi – prima con Dellai e poi con Rossi – per il fatto che il Trentino non assomiglia un po’di più a come lo vorremmo e così il centrosinistra.

Estratto dell’articolo pubblicato sul giornale Trentino del 27/01/2016.

Olivi: «Serve più Pd». Il vicepresidente «Schema vecchio, serve il modello Pisapia»

[…]Olivi per ora non scioglie i dubbi su una sua possibile candidatura, ma fa un’ analisi politica e bolla come «un vecchio schema di ingegneria politica» lo schema della coalizione a due gambe di Ugo Rossi: «Una coalizione politica non è un’ alleanza tra un blocco e il Pd, dove un partito si autoproclama unico interprete dei temi locali e un altro è usato come strumento che garantisce un rapporto con Roma e Bruxelles, e sbaglierebbe il Pd ad autoconfinarsi in questa dimensione». Olivi spiega di aver sentito finora «molta, troppa tattica politica»: «La coalizione non è solo una negoziazione tra partiti e leader, ma si alimenta del rapporto con una comunità e i suoi diversi mondi». Il messaggio agli alleati è chiaro: «La coalizione non è data per sempre, non basta dire “siamo nel centrosinistra”».

Ma il monito è anche, e forse soprattutto, rivolto al Pd: «Serve più Pd e va riscritto il patto di coalizione. Il Pd deve confermare lealtà assoluta a Rossi ma nello stesso tempo deve uscire dal congresso con una proposta forte che parla alla società, non solo ai partiti alleati. Questa sarà la risposta a chi vuole e immagina un Pd subalterno».

Olivi cita il «modello Milano» che ha eletto Pisapia sindaco, «che ha saputo mettere insieme laici e cattolici, mondo produttivo e del lavoro, con alcuni valori radicali non negoziabili». «Non rinuncio all’ idea che si possa governare il Trentino partendo da sinistra, il Pd ha rinunciato a competere per una leadership politico-culturale».

E Dellai? «Non mi preoccupo del suo destino personale ma le inquietudini che ha posto le condivido e anche la scossa al centrosinistra. E con chi ci chiede un dialogo penso che il Pd debba dialogare».

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