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«Porfido, faremo controlli più duri Non deve accadere un altro pestaggio» Sicurezza, tutele uguali per tutti.

gen 8 • Artigianato, Notizie, Rassegna stampa • 726 Views • Nessun commento

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TRENTO Il caporalato, le inefficienze, la competizione mancata. Lo chiamano «oro rosso», ma di prezioso ormai è rimasto ben poco. Ultima, solo in ordine di tempo, la vicenda dell’ operaio cinese picchiato e sequestrato in una cava di Lona Lases dal datore di lavoro macedone. Ecco la crisi di un settore che ha tante vittime quanti carnefici. L’ assessore Alessandro Olivi promette un cambio di rotta.

Assessore, le montagne trentine sono come i campi del Sud Italia, con schiavi moderni chini sui pomodori o tra le polveri del porfido?

«È una storia drammatica, testimonianza di un declino inesorabile che ha colpito l’ intero settore. Una vicenda che ci ricorda quanto la sicurezza sul lavoro sia cruciale per lo sviluppo. Perché nessuna crisi economica può giustificare un tale imbarbarimento».

Dunque, cosa si fa?

«Si interviene. Con controlli più duri, più efficaci e costanti. Non possiamo permetterci che accada ancora. E poi, dobbiamo pensare a un sistema di incentivi, lavorando sulla contrattazione decentrata».

Si spieghi meglio.

«Immagino un tavolo a cui siedano le principali imprese del porfido trentino, le parti sociali e la Provincia per discutere di un nuovo contratto di settore. Un documento che fissi non solo regole e paletti inviolabili per ogni lavoratore, quali sicurezza, qualità del lavoro, rispetto della paga pattuita, ma che punti alla produttività».

Una sperimentazione di settore?

«Esattamente. Soprattutto, una sfida per uscire dall’ opacità, premiando chi fa meglio. La via più adatta per emergere dalla nebbia, anche se ricordo a tutti che le cose non migliorano solo per legge».

Cosa serve allora?

«Consapevolezza e condivisione da parte di tutti gli attori.

Cosa che gli imprenditori finora non hanno fatto, presi com’ erano dal farsi la guerra l’ un l’ altro, senza accorgersi che il mondo stava cambiando, che non bastava avere il porfido, materiale pure eccezionale, per essere vincenti».

Un cambio di mentalità, dunque. Ha in mente un piano?

«Innanzitutto: la certezza del termine delle concessioni, cosa che deve essere vissuta come un incentivo a fare meglio, senza ricorrere a vincoli di prossimità e convenienze di quartiere. Poi, regole uguali per tutti. Va in questo senso, la gestione associata sovracomunale che abbiamo appena inserito nella Finanziaria».

Cosa cambia con questo sistema?

«Tutti i Comuni sono obbligati a comportarsi nello stesso modo: ci sarà uniformità totale riguardo ai tempi, ai meccanismi di concessione, ai programmi di escavazione».

E i Comuni accetteranno?

«Devono accettare. La gestione associata è un messaggio chiaro anche a loro: non è la Provincia che vuole mettere becco nei loro “affari”, come alcuni hanno detto, ma è un modo per rendere più efficiente il sistema e provare a salvare l’ intero comparto».

Con questo obiettivo, un paio di settimane fa, il Tavolo per la valutazione delle leggi provinciali presieduto da Walter Viola ha stilato un vademecum di 76 pagine sulla possibile riforma della legge sulle attività estrattive del 2006. La modificherete?

«Certamente. Contiamo di rendere operativa nel giro di un mese la gestione associata sovracomunale per poi lavorare sulla legge, modificando in primis il Distretto che, così com’ è, non funziona. È quasi un parlamentino, alto, dispersivo, indetto per legge e non per unità d’ intenti. L’ idea è creare un meccanismo più leggero nelle componenti, che funga da raccordo tra sistema produttivo e Provincia e che possa avanzare proposte operative di riorganizzazione».

Perché questa volta dovrebbe funzionare?

«Perché è l’ unica via per rimettere in moto il settore. La disfatta di oggi si deve all’ incapacità dei titolari delle concessioni di avviare un processo di riforma prima della crisi. Abbiamo assistito alla polverizzazione totale delle imprese che non hanno creato massa critica né conquistato nuovi mercati, hanno chiuso la porta all’ innovazione e a livello di qualità e sicurezza sul lavoro abbiamo visto cosa hanno prodotto. Non tutti, certo, ma una buona parte».

Riuscirete a distinguere i buoni dai cattivi?

«Si, lo faremo con sanzioni più severe ma anche con l’ introduzione di meccanismi premiali per le imprese che si associano, che usano appieno i giacimenti, che allungano la catena produttiva. A questo proposito, bisognerebbe creare un consorzio che si occupi sia del conferimento del materiale in un’ unica centrale sia della messa sul mercato. Insomma, è una scommessa sotto tutti i punti di vista. Ma il settore è troppo importante per lasciarlo andare».

CORRIERE_DEL_TRENTINO_08-01-2016

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