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Il Trentino attrae chi vuole investire

nov 30 • Industria, l'Archivio delle Idee, Lavoro, Notizie, Rassegna stampa • 944 Views • Nessun commento

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Il mio editoriale pubblicato su l’Adige di oggi.

Come ha raccontato a il Sole24Ore, Giorgio Mazzer, amministratore delegato di Vetri Speciali, e Marco Bonometti, presidente di Omr, aziende leader in Italia e nel mondo con fatturati e dipendenti in crescita, non hanno scelto di investire in Trentino perché attratti da contributi, incentivi o rendite di posizione, ma per una semplice ragione: la rapidità e la concretezza con la quale hanno operato le istituzioni e le professionalità pubbliche della nostra comunità, le quali in sinergia sentendosi legate ad una sfida comune hanno saputo essere interlocutori affidabili ai quali chiedere e dai quali pretendere risposte chiare e veloci.

La tempistica e l’efficienza della pubblica amministrazione è infatti per le aziende oggi un valore determinante e vincolante rispetto a dove e come progettare il loro sviluppo. La reazione alla crisi sta dunque passando attraverso un nuovo metodo d’azione.

Un nuovo metodo d’azione della Provincia e delle stesse parti sociali, che ci allontana – non solo cronologicamente – dalla situazione di un paio di anni fa.

Torna in mente il 28 giugno 2013, una data da non dimenticare: in quel giorno la Whirlpool annunciò improvvisamente la chiusura dello stabilimento di Spini di Gardolo, dopo 43 anni di attività. Fu un duro colpo. Quello stesso giorno incontrai i lavoratori in fabbrica in un confronto dai toni quasi drammatici ma di cui ricordo la dignità di quelle donne e uomini in tuta blu. L’urto sociale di quella chiusura era, anche simbolicamente, molto dirompente, nel quadro della profonda crisi del manifatturiero italiano ed anche trentino.

I lavoratori chiesero alla Provincia un impegno soprattutto per individuare un’alternativa imprenditoriale seria in grado di garantire nuove produzioni e opportunità di occupazione.

Quel giorno ci prendemmo un impegno: lavorare, lavorare, lavorare per tornare a far rivivere quella fabbrica evitando scorciatoie forse più facili come l’ennesimo grande centro commerciale.

Ma proprio quella scossa segnò l’emergere di una nuova consapevolezza:  occorreva cambiare metodo.

Ne seguirono settimane di studio, di generoso tentativo, politico e tecnico, per immaginare e creare un sistema nuovo. Corresponsabilizzare amministrazione e parti sociali per convergere su obiettivi strategici comuni e valorizzare la concertazione non come vincolo ma come opportunità in modo da intercettare aziende disposte e capaci ad investire in tecnologia, ricerca e sviluppo e nuova occupazione.

Un impasto nuovo – si potrebbe dire – con ingredienti noti, messi a cuocere nel silenzioso e instancabile laboratorio dell’autonomia, su cui si innestava, nella primavera di quest’anno, l’idea di rilanciare la proprietà pubblica di compendi industriali, facendone il luogo delle opportunità per gli investimenti privati.

Così, sugli immobili ex Whirlpool di Spini di Gardolo, ex Italpumps di Storo, ex Gallox di Rovereto, ex Martinelli di Ala, si è inaugurata una strategia che ha consentito alla Provincia di attivare un circuito virtuoso che consentirà di creare circa 350 nuovi posti di lavoro, di consolidarne altri ma soprattutto di sprigionare oltre 60 milioni di nuovi investimenti in impianti produttivi.

Con questo cambio di marcia, il Trentino ha dimostrato che, mettendo in sinergia politiche pubbliche, capacità imprenditoriale e responsabilità del mondo del lavoro, ha in sè le energie per reagire ad una crisi che nel caso di Whirlpool o di Gallox è stata particolarmente dolorosa per le città di Trento e Rovereto.

Abbiamo posto al centro il lavoro, l’impresa, costruendo attorno al suo progetto una rete promozionale di supporto; la Provincia ha saputo interpretare un ruolo che diviene sempre più quello di un’agenzia di servizio e sempre meno di autorità autosufficiente, sempre più coordinatrice di indirizzi, creatrice di consenso tra le posizioni e gli interessi, programmatrice strategica, e sempre meno realtà decisionale sorda.

In sintesi, abbiamo costruito un nuovo metodo per le politiche industriali provinciali, non dirigista, ma costretto a immaginarsi e a comportarsi secondo una prospettiva proporzionale, sussidiaria, orientata strategicamente agli obiettivi, che vengono condivisi da tutti come sfida comune.

Attraverso la determinazione di tempi certi per raggiungere questi obiettivi, abbiamo ancorato anche le strutture dell’amministrazione pubblica trentina all’esigenza primaria di lavorare responsabilmente per un risultato: creare opportunità per l’impresa, generare lavoro. Assistere all’avvio del «nuovo cantiere» all’ex Whirlpool ma soprattutto incontrare di nuovo lo sguardo del primo nucleo di lavoratrici e lavoratori in forza alla nuova attività è la conferma che la strada intrapresa è quella giusta.

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