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Qualità e specializzazione nel rilancio delle botteghe

ott 18 • Commercio, Notizie, Rassegna stampa • 733 Views • Nessun commento

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Articolo di Luisa Pizzini pubblicato su l’Adige di oggi

«Bene ha fatto Rovereto a scegliere la riqualificazione degli spazi già esistenti, trasformando un vecchio magazzino (dell’Orvea, ndr) in un nuovo incubatore commerciale. È stata una decisione equilibrata, che ha evitato di aggiungere nuove aree commerciali sul territorio». Parte da qui la risposta del vice presidente della Provincia di Trento ed assessore allo sviluppo economico ed al lavoro, Alessandro Olivi, alle reazioni che si susseguono in città sui nuovi negozi che aprono in periferia.

In particolare riguardo all’ipermercato che porterà l’insegna Orvea e che si insedierà nel vecchio magazzino all’ingrosso di via del Garda, liberando invece quello che si affaccia sulla rotatoria all’incrocio con via Abetone. «Vorrei ricordare – continua Olivi – che Orvea era un’azienda in grave difficoltà fino a poco tempo fa, quando grazie ad un imprenditore locale (gruppo Poli, ndr) ha ritrovato la forza per fare nuovi investimenti come questo e per garantire, almeno in parte, posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati persi».

Il vice presidente vuole riportare l’attenzione sul fatto che non si costruirà niente di nuovo: «In questo senso l’amministrazione comunale precedente e quella attuale hanno fatto una scelta equilibrata. Perché quello che c’è nel panorama dei centri commerciali, in Vallagarina e non solo, sufficiente. Anzi, quasi troppo direi. Quello che manca nella nostra provincia, invece, è un commercio di specialità».

E questa è la strada che, secondo Olivi, dovrebbero imboccare i centri storici. Il dibattito su questo tema, a Rovereto, è sempre attuale.

La città e gli operatori che ci lavorano sembra che facciano fatica a trovare un’identità. «Chi ha un negozio di nicchia in centro città non deve temere la grande catena, anche perché noi come Provincia non siamo intenzionati a darle spazio spiega l’assessore -. Anzi, le nuove sfide di questo tipo devono diventare uno stimolo a differenziare la proposta per arricchire quell’idea di città che vogliamo, dove si respira una maggiore qualità. Inutile negare poi che l’attrattività del centro storico non dipende soltanto da come si presenta commercialmente».

Olivi abbraccia con convinzione l’idea che è stata illustrata ieri all’Adige da Michele Adami, commerciante roveretano e presidente di RoveretoInCentro, ossia l’apertura del centro all’artigianato di alta qualità. Negozi con prodotti particolari che vengono creati nel retro della bottega, proprio come una volta.

Ma lo stesso discorso, anche se declinato in maniera diversa, vale anche per il resto del territorio secondo l’Olivi-pensiero: «La nostra legge provinciale sul commercio ha posto un freno ai centro commerciali – ribadisce – perché siamo convinti che la risposta per uno sviluppo dell’economia e del territorio venga dalla filiera di prodotti unici, specializzati. Un’inversione di tendenza netta rispetto a quello che ha sacrificato il commercio tra la fine degli anni Novanta e il Duemila, quando ha preso piede un modello d’offerta standardizzato».

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