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«Ora cambiamo logica, aiuti solo a chi li merita»

ago 10 • Lavoro, Notizie, Proposte, Rassegna stampa • 915 Views • Nessun commento

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Di seguito l’intervista a firma di Matteo Ciangherotti pubblicata su il giornale Trentino di oggi.

L’assessore Olivi è deciso. Investimenti mirati a seconda dei settori e stop a contributi verso aziende che non hanno saputo riorganizzarsi

«Certo, ci sono imprese rimaste imbrigliate in una crisi di sistema, ma ci sono anche imprese che non hanno fatto nulla per uscirne, che sono rimaste a guardare, magari ad aspettare l’ ennesima mano pubblica, che non hanno fatto nulla per migliorare se stesse, che non si sono riorganizzate, che non hanno investito, che non hanno fatto niente per salvarsi. In questo senso gli esempi di aziende in crisi citate dal vostro giornale sono emblematici».
Alessandro Olivi prova così a tracciare un quadro dell’ estate nera del lavoro in Trentino. L’ assessore allo sviluppo economico della giunta provinciale non ci sta e dalle pagine del Trentino annuncia: «É ora di cambiare logica; fino al 2013 abbiamo dato a tutti la possibilità di avere un sostegno, però adesso anche noi faremo una scelta di selettività. Ci sono imprese che vogliono investire e noi quelle aiuteremo. Non certo quelle che hanno dimostrato di essere affette da una mancanza di strategia. Che la politica si occupi dei vivi e non più di quelli che hanno mostrato di essere già morti».

Esuberi, mobilità, più di un milione di ore di cassa integrazione in soli tre mesi. Cosa ne pensa di questo Trentino?
«Guardi, innanzitutto mi lasci fare alcune considerazioni in via generale, una valutazione del contesto economico attuale che ruota intorno non solo al Trentino».
Prego…
«Oggi ci troviamo di fronte a una evidente scissione tra un’ economia “finanziaria” che, a seconda del settore, ci fornisce qualche segno di ripresa e un’ economia “reale” che tarda a trovare risposte e a ripartire. Voglio dire che se da una parte le condizioni finanziarie di banche e imprese sono migliorate rispetto all’ inizio della crisi, e dunque oggi sulla carta avremmo nuove risorse a disposizione del sistema, l’ innesco invece di un processo di ricadute sociali tarda a farsi vedere. Abbiamo più liquidità e i bilanci di alcune imprese sono più stabili, ma queste risorse non vengono ancora investite e manca, perciò, il ritorno in termini di occupazione».

Perché questa liquidità non si riversa sull’ economia reale?
«Perché ancora aleggia nel sistema una profonda incertezza circa la durata del ciclo economico; anche cicli economici in parziale recupero si dimostrano, infatti, troppo corti. Le imprese così non si fidano, dunque non assumono o assumono molto poco».

Quindi non bastano il jobs act, gli sgravi fiscali, le misure anticrisi?
«C’ è un errore di fondo in tutto questo. Ben venga il jobs act – anche se non sappiamo quanti siano effettivamente i nuovi contratti e quante invece le trasformazioni di contratti atipici precedenti – e ben vengano le misure che ammorbidiscono il peso fiscale sulle imprese, ma se pensiamo che cambiare le norme generi lavoro siamo sulla strada sbagliata.
Siamo dentro a una crisi di domanda. Anche il Trentino, che pure ha saputo rispondere socialmente alla crisi e dove comunque sono stati generati nuovi posti di lavoro, si trova a dover fare i conti con una crisi da domanda. C’ è uno scarto tra coloro che sono attivi nella ricerca del lavoro e coloro che effettivamente riescono a trovarlo. Un trend che anche il Trentino non riesce a invertire, perché la produzione non riparte».

Olivi, non ci resta che piangere allora. Come se ne esce?
«Partiamo col rassegnarci a un’ idea precisa: l’ austerità da sola non basta. Ci è servita a livello europeo a far quadrare un po’ di più i conti, a contenere la spesa pubblica. Adesso, però, è l’ ora di ripartire, di ricominciare a investire. In maniera mirata e selettiva. La politica, ora, bisogna che liberi delle risorse».

Dove? In quali settori?
«Investimenti mirati. Penso alla banda larga, alla meccanica, al distretto biomedicale, all’ agroalimentare dove siamo leader in Europa. Anche in Trentino in questi settori possiamo contare su vere e proprie eccellenze. Il problema è che sono ancora troppo poche».
Allora bisognerebbe iniziare a spiegare ai cittadini che l’ epoca delle grandi fabbriche è finita. Che difficilmente si possono impiegare 500, 1.000, 1.500 persone in un colpo solo. Che ognuno torni a guardare oltre il proprio personale consenso nel presente.
«Sì…dobbiamo però fornire delle risposte anche alle imprese. Una pubblica amministrazione veloce ed efficiente, un sistema di welfare territoriale, una formazione professionale continua. E dobbiamo cambiare mentalità. Perché in Trentino c’ è ancora una cultura ostile all’ impresa».

trentino 10_08_2015

giornale Trentino del 10/08/2015

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