olivi corriere trentino 11 giugno

Rapporto Bankitalia. Bonazzi: “Le imprese si sono accontentate. Puntare sulla qualità”. Olivi: “Occorre uno scatto culturale”

giu 11 • Industria, Lavoro, Notizie, Rassegna stampa • 743 Views • Nessun commento

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Articolo di Silvia Pagliuca pubblicato sul giornale Corriere del Trentino del 11/06
TRENTO «Il Trentino? È come nella favola della cicala e della formica». A volte è così: bisogna tirare in ballo finanche Esopo per dare un senso a ciò che è più difficile da accettare: «Abbiamo perso quindici anni. Un arco di tempo lunghissimo durante il quale Bolzano è andata avanti, ha creato un sistema virtuoso, mentre noi, ecco noi abbiamo fatto le cicale, godendo di tempi d’ oro e di mercati drogati». A parlare è Giulio Bonazzi, presidente e amministratore delegato del gruppo Aquafil, prossimo inquilino di Palazzo Stella. È lui che, commentando il rapporto 2015 della Banca d’ Italia sulle performance economiche di Trento e Bolzano, ammette che le imprese locali hanno spinto poco o nulla sulle proprie capacità, «non hanno fatto sistema e soprattutto, si sono accontentate, hanno pensato che la quantità potesse bastare dimenticando che oggi la competizione globale si gioca tutta sulla qualità. Il tutto – rincara – con la complicità di un sistema provinciale che dovrebbe ripensare integralmente il proprio operato».

Così, con un’ analisi tanto lucida, Bonazzi sembra afferrare, seppure a distanza, il guanto sfida lanciato dalla Provincia per bocca del suo vice presidente, nonché assessore allo sviluppo economico e lavoro, Alessandro Olivi che «all’ overdose di dati di Bankitalia» risponde così: «Dobbiamo cambiare, è vero. Ma l’ impegno deve essere duplice: da un lato, il sistema pubblico deve fornire più servizi alle imprese, sostenere chi fa innovazione tecnologica, chi intende internazionalizzarsi. Insomma, la Provincia deve essere più selettiva negli aiuti ex ante. Ma dall’ altro lato, buona parte degli imprenditori trentini deve cambiare mentalità». «Le imprese devono fare uno sforzo culturale, diventando più aperte, strutturate e meno legate a un’ idea di assistenzialismo provinciale» auspica, ricordando gli impegni presi dalla Provincia per assicurare una virata competitiva al territorio.
«Siamo intervenuti sull’ Irap, sul credito d’ imposta, abbiamo fornito incentivi per la ricerca e anche con Trentino Sviluppo definiremo una nuova linea d’ azione» promette il vicepresidente di Piazza Dante.
Ma il divario da colmare con i bolzanini è ampio e non circoscrivibile a un unico settore: «Non si tratta solo di edilizia e manifattura – riflette Bonazzi – guardiamo al turismo. L’ Alto Adige si è distinto per un’ offerta elitaria mentre noi in Trentino non siamo riusciti neanche a creare un collegamento che permettesse ai turisti di spostarsi da Rovereto a Riva del Garda senza restare imbottigliati nel traffico per ore».
E allora, se finanche qualche chilometro richiede tanta fatica e pazienza, immaginare di poter eccellere oltre confine sembra quasi impossibile: «Parliamo tanto di realtà globale, della necessità di internazionalizzare e poi, invece di prendere a modello Honk Kong, Singapore e Abu Dhabi, ci fermiamo alla Germania?» continua il presidente designato di Confindustria, ironizzando sulla scelta della Provincia di investire sul trilinguismo alla tedesca, «mentre il mondo parla inglese, cinese e arabo e le economie più avanzate fanno a gara a creare distretti all’ avanguardia in biotecnologie ed elettronica, capaci davvero, quelli sì, di ridisegnare il futuro».
Eppure, ammesse le responsabilità, anche pregresse, su «incentivi a pioggia e burocrazia farraginosa», su una cosa Olivi non è disposto a fare sconti: «La rete di protezione del Trentino è valsa anche a livello sociale. È solo grazie a questa nostra straordinaria capacità se la crisi non è stata devastante tanto quanto in altre regioni. Solo così siamo riusciti a tenere a freno le disuguaglianze». E alle imprese, ricorda: «Attenzione: non è c’ è più spazio per chi chiede senza dare. Da oggi, il nostro impegno guarderà solo ai vivi, a chi ha saputo auto-rigenerarsi e creare davvero valore aggiunto per il territorio».
Silvia Pagliuca.

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