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La competenza sul lavoro deve essere un elemento fondativo per un’Autonomia responsabile e inclusiva

mar 28 • Industria, l'Archivio delle Idee, Lavoro, Notizie, Proposte • 1132 Views • Nessun commento

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Con queste brevi riflessioni è mia intenzione tornare sull’argomento di cui si può trovare traccia nell’intervista pubblicata oggi dal giornale l’Adige a seguito dell’incontro con il ministro Poletti.  Oggi l’Autonomia deve essere valorizzata attraverso una gestione responsabile e efficiente delle politiche del lavoro.

Certamente la crisi ha evidenziato a livello generale dello Stato nel campo delle politiche pubbliche del lavoro la carenza di un modello adeguato ed omogeneo dei servizi per l’occupazione. Nel 1997 lo Stato approvò la delega alle Regioni delle funzioni di collocamento complice anche il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che dichiarò illegittimo il monopolio pubblico italiano in materia di servizi all’occupazione. Per la P.A.T. la suddetta delega giunse prima tra tutte in via anticipata nel 1995 attraverso una norma di rango costituzionale. La nostra competenza è dunque rafforzata rispetto a quella delle altre Regioni. Da allora in Trentino con la costituzione dell’Agenzia Provinciale del Lavoro si è attuato un sistema efficiente e virtuoso che è bene ricordare opera senza oneri a carico dello Stato.

Rispetto a questo percorso, la sovrapposizione oggi proposta di una riforma costituzionale e radicale in materia di lavoro con assegnazione della competenza esclusiva allo Stato e di un’Agenzia Nazionale per l’Occupazione destinata ad appropriarsi di competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive ed ammortizzatori sociali apre uno scenario incerto e preoccupante. Un conto infatti è ragionare di uno Stato che dichiara di voler occupare spazi lasciati quasi vuoti da alcune Regioni (soprattutto nel sud), altro è prendere atto di un possibile effetto sostitutivo dello Stato agli enti territoriali che si sono dimostrati impegnati nello sviluppo di interventi pubblici per il lavoro e che hanno costruito radicate infrastrutture per la gestione coordinata dei servizi per l’occupazione.

Il rischio da evitare è la sovrapposizione, lo svuotamento delle competenze dei territori in un’ottica di standardizzazione puramente centralistica tra livello locale e Agenzia Nazionale. Lo schema dovrebbe essere semmai quello di un’Agenzia Federale con il mantenimento di soggetti territoriali flessibili e capaci di diversificare le azioni in rapporto alle caratteristiche peculiari del sistema produttivo, delle relazioni tra pubblico, privato e parti sociali, delle politiche di transizione scuola-lavoro.

Il Ministro Poletti ha proposto un’idea organizzativa da applicare a livello nazionale che ricalca sostanzialmente il modello trentino ossia un’Agenzia Pubblica del Lavoro che agisce da garante delle prestazioni essenziali per i cittadini e da coordinatore di una rete di altri soggetti che cooperano alla crescita dei servizi professionali per l’occupazione e per la loro specializzazione professionale. Il messaggio di Poletti va ancora una volta nel segno della concretezza e della operosità. Ma resta sullo sfondo l’incertezza della riforma costituzionale e di come la Legge delega tradurrà concretamente in essere compiti e funzioni dell’Agenzia Nazionale.

La posizione nostra è chiara: a prescindere dalla futura geografia istituzionale che uscirà dalla riforma, non è credibile che lo Stato esautori la competenza della Provincia e si vada così a sostituire a quelle realtà territoriali che hanno attivato da tempo modelli che dimostrano di funzionare, organizzati ed efficienti. Investire nella qualità dei servizi per il lavoro e nella loro crescita sul territorio costituisce il miglior antidoto per preservare l’Autonomia e le sue responsabilità.

Un’ultima annotazione politica. Valorizzare la specialità trentina nel campo delle politiche del lavoro significa investire su un’Autonomia capace di favorire non solo buona occupazione ma anche competitività del sistema delle imprese. Vorrei vedere maggiore attenzione su un tema strategico come questo e meno ansia da prestazione a livello di rappresentanza parlamentare nel difendere piccoli interessi corporativi.

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