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Sì del Ministero alla richiesta della Provincia di istituire autonomamente il Fondo di Solidarietà territoriale

feb 10 • Artigianato, Innovazione, l'Archivio delle Idee, Notizie, Rassegna stampa • 842 Views • Nessun commento

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Il progetto di costituzione di un Fondo di solidarietà territoriale e intercategoriale a favore delle imprese escluse dal campo di applicazione della cassa integrazione guadagni, prima esperienza di questo genere in Italia, può ora avanzare senza indugio. Il Ministero del lavoro ha infatti accolgo la richiesta che abbiamo avanzato, e già contenuta nel protocollo sottoscritto con le Parti Sociali nell’aprile 2014, esprimendo il suo parere positivo. Un passaggio indispensabile al fine di attivare questo nuovo strumento, destinato a coinvolgere tutti i lavoratori del Trentino, non solo quelli appartenenti ad aree contrattuali interessate da iniziative a livello nazionale.

Il fondo si qualifica come una sorta di Laborfond di nuova generazione per imprese sotto i 15 dipendenti. L’obiettivo è di dare copertura finanziaria al reddito di continuità, che vuole diventare di qui in avanti un ammortizzatore sociale che integra quello statale e via via ne assume le funzioni, garantendo una copertura più ampia e più efficace ai lavoratori interessati. Siamo molto soddisfatti anche perché il parere del Ministero non era affatto scontato, ma evidentemente i rapporti che abbiamo costruito negli ultimi mesi stanno dando i loro frutti: ci sono ora tutte le condizioni per fare sì che ancora una volta Il Trentino si qualifichi come un avamposto avanzato, in Italia, per le politiche del lavoro più innovative.

L’ipotesi del fondo di solidarietà territoriale è unica nel panorama nazionale poiché promuove la logica inclusiva del territorio, come a suo tempo si fece per il fondo di previdenza complementare Laborsfond, anziché della singola categoria economica e contrattuale. Il fondo territoriale è destinato a coinvolgere tutti i lavoratori del Trentino, non solo quelli appartenenti ad aree contrattuali interessate da iniziative a livello nazionale.

La delega sugli ammortizzatori sociali è stata pensata non semplicemente per ereditare delle competenze prima in capo allo Stato, ma per mettere in campo strumenti e politiche sia attive che passive in grado di andare oltre a ciò che già esiste a livello nazionale. Quello che manca per completare il quadro è appunto il reddito di continuità, ovvero quell’ammortizzatore sociale con il quale possiamo dare un sostegno ai lavoratori che sono esclusi dall’applicazione degli altri ammortizzatori. Il reddito di continuità diventa fondamentale perché va ad assumere lo stesso fine che oggi riveste il reddito di attivazione, cioè integrare e implementare il sostegno al reddito dei lavoratori delle imprese più piccole, nella prospettiva, ormai non lontana, che la cassa in deroga, oggi finanziata dallo Stato, non sia più sufficiente a coprirne il fabbisogno.

La percorribilità del progetto trentino era subordinata al parere favorevole del Ministero del lavoro, che dopo lunga riflessione e dialogo con la Provincia, è finalmente arrivato. Ora, l’istituzione del Fondo dipende tecnicamente dalla sottoscrizione di un contratto o accordo collettivo da parte delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

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