«Il Pd consolidi l’asse con Upt e Patt»

nov 2 • Attivita' politica, Rassegna stampa • 1203 Views • Nessun commento

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da l’Adige venerdì 2 novembre 2012 – p. 15
«Il Pd deve pensare prima a consolidare la coalizione con Upt e Patt, che si dà troppo per scontata mentre non lo è. Solo dopo potremo parlare di allargamento, cercando di essere più attrattivi verso il centro piuttosto che verso sinistra». Alessandro Olivi, assessore provinciale all’industria e commercio, è tra i nomi più quotati del Pd per la successione a Lorenzo Dellai per la leadership del centrosinistra autonomista. E non può non essere preoccupato per le prese di posizione dei suoi colleghi assessori dell’Upt, Mauro Gilmozzi e Tiziano Mellarini, che dopo l’uscita di scena di Alberto Pacher e le aperture a Sel del segretario del Pd trentino, Michele Nicoletti, hanno parlato apertamente di coalizione a rischio. Olivi cerca di gettare acqua sul fuoco sul pericolo di un disfacimento del centrosinistra autonomista, che dimostrerebbe che l’unico collante era la coppia Dellai-Pacher, cosa che i potenziali eredi non possono accettare; ma invita il Pd a ribadire «le ragioni politiche per cui Pd, Upt e Patt governano insieme».
Assessore Olivi, il Pd guarda a Sel e intanto il centrosinistra autonomista rischia di sfaldarsi? Io sono convinto che il nostro problema principale sia quello di rafforzare la coalizione che c’è. Troppi la danno per scontata ma anche le prese di posizione di Mellarini, Gilmozzi e prima di Rossi dimostrano che non è così. Non c’è nulla di scontato.

Ma perché si avverte questo pericolo di disfacimento? Io mi riconosco nelle parole di Mellarini quando dice che dobbiamo rivendicare quanto fatto in questi cinque anni al governo del Trentino. Intendo dire che la compattezza che abbiamo avuto, in particolare a livello di giunta provinciale, è stato un elemento fondamentale per affrontare anni difficili di crisi. Ora ci troviamo a dover decidere se vogliamo essere solo un cartello elettorale o un progetto politico che guarda al futuro. Io penso che la nostra coalizione debba diventare un progetto politico che non può essere messo in discussione ogni cinque anni, perché esposto alle fibrillazioni interne a un partito. Io identifico il «partito territoriale» di cui si parla con la nostra coalizione.
Ma il problema sembra essere proprio quello che con l’addio di Pacher e l’imminente uscita di scena di Dellai dalla guida della Provincia venga messo in discussione il progetto politico. È così? Ho notato che dopo l’annuncio di Pacher si sono un po’ allentate le fila della coalizione. Penso che la scelta di Pacher sia stata un danno, una perdita, per il Partito democratico, per l’esperienza di governo che lui ha avuto, prima come sindaco e poi come vicepresidente, perché aveva una forte consapevolezza di cosa vuol dire un’alleanza. Non sono però d’accordo con la tesi che la coalizione dipenda per la sua compattezza da una persona: da lui o da Dellai che la coalizione l’ha inventata. Noi abbiamo il compito di rilanciare la coalizione e ce ne vogliamo assumere la responsabilità.
Lei cosa sta facendo per questo? Io personalmente sono impegnato a parlare un po’ meno delle nostre singole parrocchie e dei dibattiti interni al Pd e a tenere alta la discussione sul fatto che la vera ricchezza del centrosinistra trentino è la coalizione in sé e la sua credibilità per il governo del Trentino.
Quindi per non mettere a rischio l’attuale coalizione è meglio lasciare fuori Sel? Non credo che oggi sia una priorità che il Pd si allarghi a sinistra. Non sono contro l’alleanza con Sel, ma se io fossi oggi il Pd cercherei di impegnarmi di più nel dialogare con Upt e Patt per rinforzare le ragioni dello stare insieme, la nostra visione del futuro del Trentino per affrontare i prossimi 5 anni. E poi piuttosto di guardare a sinistra il Pd dovrebbe provare ad attrarre elettori di centro delusi dal centrodestra. La sinistra tradizionale ha sempre fatto fatica a parlare all’elettorato trentino.
Pensa che Sel non potrebbe ritrovarsi nel progetto della vostra attuale coalizione? Non lo so, vedremo. Mi pare che Sel si proponga nel segno della discontinuità. E a livello nazionale certe dichiarazioni di Vendola contro l’Udc o contro Monti non mi trovano d’accordo.

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