«Commercio, non cambiamo nulla»
dal TRENTINO di Venerdì 20 gennaio 2010
di Paolo Mantovan La «nostra» legge, dice Olivi. E d’altra parte la chiamano tutti proprio così: legge Olivi. Scusi, assessore se insisto, ma il problema è che è le Regioni devono adeguarsi alla norma nazionale. Ma noi abbiamo già fatto la riforma. Ma è fatta a strati. Ci sono i comuni turistici, quelli di media-attrattività e, poi, tutti gli altri. Monti invece dà un colpo di spugna: tutti uguali. Ma noi abbiamo fatto di meglio. E sfido il governo a dimostrare che non siamo in linea con il principio di libera impresa e di libera concorrenza. Avete cinque mesi per adeguarvi al decreto Monti: il Trentino andrà avanti con la legge del 2010? Sì. Come nulla fosse? Sì, certo. Perché noi siamo già oltre. Oltre… La nostra legge non può essere superata dal decreto del governo per due motivi. Primo: dal punto di vista legislativo abbiamo competenza primaria sul commercio, competenza che abbiamo applicato facendo una legge di riforma robusta…
Sì, ma queste sono le solite obiezioni: abbiamo competenza, siamo autonomi, etc etc. La domanda è: come la mettiamo con le liberalizzazioni? Non accadrà che dalla pretesa di essere i più moderni, finiamo per divenire i più antiquati? No, per nulla. Ed è assurdo che passi l’idea che siamo contro le liberalizzazioni. Le spiego il secondo punto, che è decisivo: l’unico elemento che potrebbe costringerci ad adeguare “forzatamente” la nostra legge è l’imposizione di una modifica se il governo riscontrasse che alcune norme sono in contrasto con il principio di libera concorrenza e di libertà d’impresa. E, secondo lei, l’avere diviso il Trentino per strati, anche fra Comuni, non è di fatto una restrizione? No, perché qui abbiamo valutato la “turisticità” (se mi è permesso il termine) delle zone, dei centri, delle città. A tal punto che abbiamo ritenuto tutto il Trentino turistico durante la stagione estiva, così che in ogni comune si possono aprire i negozi nelle domeniche da giugno a settembre. È un concetto che avete stabilito voi. Ma che rende giustizia al territorio. Scusi, ma a lei sembra corretto che tutti i posti, dal centro di Roma fino alla frazione di un comune di campagna, abbiano per forza lo stesso regime? Me lo dica lei. La vera novità è che con questa legge offriamo ai comuni di essere protagonisti. Offriamo ai commercianti di essere protagonisti, lo offriamo anche ai lavoratori. Ci sono comuni che possono aprire tutti i giorni dell’anno, come Campiglio. Altri - di media attrattività - che possono aprire 36 tra domeniche e festivi… E possono programmarlo. Possono mettersi intorno a un tavolo sindaco, commercianti, lavoratori e organizzare domeniche e festività. Ma Trento e Rovereto non sembrano aver capito bene che c’è questa possibilità. Non fissano le domeniche aperte d’intesa con i musei oppure non aprono i negozi quando già c’è il mercatino che impazza… Guardi, non tocchi questo tasto, come il caso della prima domenica del mercatino di Trento… Ma proprio lì abbiamo visto che la legge aveva la forza di far riunire rapidamente il consiglio e deliberare subito la libera apertura dei negozi. Ma col decreto Monti sarà ancor più semplice. Ma ci saranno molti più rischi. Tutte le domeniche aperte, e 24 ore su 24: chi lo farà a Trento? Gli imprenditori di altre culture, come i cinesi, tanto per cominciare. E, poi, chi ha imprese con grandi numeri. E così vincerà solo chi è forte in quantità o gestisce rapporti di lavoro più degradati. Qui noi oltre al principio di libertà d’impresa abbiamo cercato di promuovere anche la coesione sociale e territoriale (e sulla coesione territoriale ricordo che Monti ha realizzato un ministero). Insomma, lei vuol dire che abbiamo una legge che offre a commercianti e amministratori uno strumento di autonomia vera. Però devono capirlo bene anche loro. Altrimenti non serve a molto, non crede? Guardi, abbiamo scardinato un sistema arcaico che viveva di divieti e abbiamo generato una risorsa per far crescere in lavoro di squadra e in inventiva il nostro tessuto commerciale. Ora bisogna saperlo sfruttare. Invece si segnalano molti nuovi sostenitori della sua legge (che prima erano contrari) solo perché propone una liberalizzazione meno “selvaggia” di Monti. Sì, c’è chi mi tacciava di estremismo liberista e ora quasi mi benedice. Invece dobbiamo intraprendere la sfida, perché il commercio è un termometro della società. Dicendo stop a Monti? Dicendo avanti con la legge Olivi.












