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Dopo 10 anni la nuova legge provinciale sul Commercio


2008, Alessandro Olivi


OLIVI: COMPETITIVITA’ E SOSTENIBILITA’ SOCIALE I CAPISALDI DELLA RIFORMA

Approvata oggi dal Consiglio provinciale, dopo una discussione serrata protrattasi per tre giornate, la nuova legge provinciale sul Commercio. Una legge, spiega l’assessore Olivi, che poggia sui pilastri della competitività e della sostenibilità sociale, che non si piega agli interessi di parte, che punta a rivitalizzare i centri storici e a incoraggiare la nuova imprenditorialità.

”Quella approvata oggi in aula - ha dichiarato ‘a caldo’ l’assessore provinciale al commercio Alessandro Olivi subito dopo l’approvazione del testo - è una riforma dal carattere profondamente innovativo, che a notevole distanza dall’ultimo strumento di regolamentazione organica della materia, risalente al 2000, modifica i capisaldi della politica commerciale in Trentino. Qualcuno l’ha definita una riforma che scontenta tutti. E’ il miglior complimento che si potesse fare ad una riforma che incide in una materia in cui si confrontano interessi diversi - quelli del commerciante e quelli della clientela, quelli della grande e della piccola impresa - perché significa che la legge è stata pensata per non cedere alla tentazione di difendere questo o quell’interesse particolare.

E’ una riforma che poggia su due pilastri: quello della competitività (che a sua volta fa leva sulla modernità degli strumenti adottati) e quello della sostenibilità sociale del commercio.

Per quanto riguarda la competitività, la riforma prevede tutta una serie di strumenti atti a semplificare le procedure amministrative e a incoraggiare l’intrapresa, soprattutto con riferimento alla piccola-media distribuzione. Sul versante sociale, invece, la riforma mette al riparo il commercio da una grande insidia, ovvero che la programmazione, in questo settore delicato e vitale, diventi terra di conquista della rendita e della speculazione immobiliare.

Sulla grande distribuzione, nonostante le tante parole che si sono sentite, la Provincia ha fatto una scelta limpida e chiarissima, volta a spezzare il connubio fra grande distribuzione e business immobiliare. Questa scelta ha i seguenti capisaldi: meno grandi aree a disposizione dei centri commerciali e una regia della materia in capo alla Provincia, che richiama a sé una lettura del territorio estremamente rigorosa e selettiva nella concessione degli spazi. Meno centri commerciali, quindi, e quelli che si realizzeranno dovranno rispettare criteri rigorosi di carattere sia architettonico-ambientale che sociale. Possiamo sintetizzare l’impatto che ci attendiamo dalla riforma in una formula: ne faremo di meno e meglio.

Altra scelta fondamentale che abbiamo operato è quella della valorizzazione dei centri storici. I centri storici sono veri e propri centri commerciali, carichi di una loro intrinseca valenza storica, paesaggistica e sociale. Per la loro valorizzazione, abbiamo quindi varato degli strumenti ad hoc. Al loro interno potranno insediarsi anche imprese commerciali di dimensioni più consistenti, in deroga ai criteri estremamente selettivi adottati al di fuori; in questo modo valorizzeremo il patrimonio edilizio esistente e al tempo stesso accresceremo l’attrattività del centro storico stesso, attirando nuovo investimenti.

Infine, abbiamo cercato di introdurre anche un’attenzione specifica al mondo del lavoro, perché abbiamo certamente puntato sull’autonomia decisionale dei comuni ma al tempo stesso abbiamo codificato in legge - ed è la prima volta che avviene - meccanismi di concertazione e di condivisione delle scelte dal basso.”

Scheda: la nuova legge provinciale

Ecco in dettaglio le novità più rilevanti.

Nella predisposizione delle linee guida principali che contraddistinguono e caratterizzano la modifica normativa, si è in primo luogo valutato e considerato il quadro normativo ed istituzionale di riferimento attualmente vigente al quale è necessario uniformarsi. Si evidenziano i seguenti aspetti di particolare rilievo ed importanza:

- la legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 “Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino” attraverso la quale si sta progressivamente completando il nuovo assetto istituzionale con la nascita delle Comunità alle quali è affidato un ruolo centrale nel governo del territorio della nostra provincia;

- la legge provinciale 27 maggio 2008, n. 5 “Approvazione del nuovo Piano urbanistico provinciale”con la quale sono già state definite le competenze in materia di pianificazione commerciale (articolo 32 – Pianificazione urbanistica del settore commerciale);

- la direttiva 12 dicembre 2006 n. 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno (la c.d. “direttiva Bolkestein”) che impone la rimozione di ostacoli o barriere alla libera circolazione dei servizi ed alla libertà di stabilimento se non giustificati da “motivi imperativi” quali la sanità pubblica, la tutela dei consumatori e la protezione dell’ambiente;

- i rilievi dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato - Antitrust, nei confronti di restrizioni, divieti o limiti che, a qualsiasi titolo, possono incidere sulla libera concorrenza, sull’accesso al mercato e sulla libera esplicazione della capacità imprenditoriale;

- la competenza trasversale dello Stato in materia di tutela della concorrenza e libera circolazione delle merci e dei servizi.

La legge si occupa in particolare di:

a) Programmazione delle medie strutture di vendita;

b) Programmazione delle grandi strutture di vendita;

c) Orari di apertura degli esercizi commerciali e deroghe per le aperture domenicali e festive;

d) Rivendite di giornali e riviste;

e) Distributori di carburante.

a) Programmazione delle medie strutture di vendita

Si prevede la liberalizzazione con un effettivo decontingentamento commerciale. L’insediamento delle medie strutture di vendita sarà subordinato unicamente a criteri di natura urbanistica-territoriale stabiliti dalla Giunta provinciale (compatibilità di zona e parcheggi pertinenziali).

Per mitigare tuttavia gli effetti della liberalizzazione che potrebbe produrre conseguenze di eccessiva frammentazione commerciale in modo particolare in alcuni contesti di ridotta consistenza demografica e di un bacino di utenza non sufficientemente strutturato per sopportare e supportare un’offerta commerciale eccessiva, si istituisce una nuova fascia per le medie strutture di vendita. Nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, dove è più forte la necessità di salvaguardare il commercio tradizionale con riferimento anche ai piccoli esercizi che presidiano le località montane, si è abbassato il limite massimo della superficie di vendita a mq. 300 anziché a 400. Oltre tale soglia gli esercizi sono classificati come grandi strutture di vendita con il sistema autorizzatorio previsto per tali strutture.

Programmazione delle grandi strutture di vendita

Si elimina la possibilità di concentrazione fra esercizi commerciali. Non sarà pertanto più possibile raggruppare più esercizi commerciali al fine di ottenere un unico esercizio risultante dalla somma delle superfici degli esercizi concentrati.

Per quanto riguarda i centri commerciali al dettaglio si è ridotto il numero da 3 a 2 degli esercizi che concorrono a configurare la fattispecie. Questo al fine di far rientrare nella tipologia dei centri commerciali anche solo 2 medie strutture di vendita (non soggette a programmazione commerciale) che si attivano in locali attigui collegati con spazi coperti (galleria commerciale)

La programmazione delle grandi strutture di vendita, rappresenta la novità di maggior rilievo contenuta nel disegno di legge.

La Giunta provinciale stabilisce, per tutto il territorio provinciale, una quota massima di superficie da attivare nell’arco di 5 anni, sulla base di una serie di principi stabiliti nella legge e con particolare attenzione alla salvaguardia del territorio non edificato e ad esigenze di tutela ambientale; contestualmente riserva “a se stessa” una percentuale di tale superficie massima da destinare all’apertura di una, o più, grande struttura di vendita con superficie superiore a mq. 10.000 della quale, secondo quanto previsto dall’articolo 32 del P.U.P., prevede anche la localizzazione.

Si individuano essenzialmente due livelli di pianificazione:

- il primo: le grandi strutture con superficie di vendita superiore a 10.000 metri quadrati (derivanti dalla percentuale riservata) risultano di esclusiva competenza della Giunta provinciale che provvede al loro dimensionamento, alla localizzazione ed alla prescrizione dei requisiti ai quali devono uniformarsi (assunzione personale in mobilità, realizzazione all’interno di servizi per l’infanzia, allestimento di spazi riservati ai bambini, risparmio energetico ecc).

Si prevede inoltre che la Giunta provinciale stabilisca il settore merceologico della nuova grande struttura di vendita in quanto tale elemento risulta fondamentale ai fini della valutazione complessiva in ordine al suo insediamento.

- il secondo: alle Comunità viene eventualmente assegnata una quota del residuo della superficie non riservata alla Giunta provinciale con priorità a quelle che si impegnano a destinarla per il riutilizzo di immobili dimessi con precedenza a quelli situati all’interno dei luoghi storici del commercio.

Riassumendo, per le Comunità la procedura sarà la seguente, evidenziando che può trattarsi di strutture con superficie inferiore a mq. 10.000 ed in ogni caso nel limite massimo assegnato dalla Giunta sulla base di una superficie residua (quella rimanente dalla superficie non riservata alla diretta competenza della Giunta provinciale) derivante da una suddivisione in percentuale della superficie provinciale effettuata in precedenza:

la Comunità rileva il fabbisogno presso i Comuni del territorio, fa una sintesi generale, acquisisce il parere di tutti i comuni e chiede alla Giunta provinciale l’assegnazione di una quota di superficie per l’apertura di nuove grandi strutture di vendita;

la Giunta provinciale decide, d’intesa con il Consiglio delle Autonomie locali, in ordine all’assegnazione di una quota di superficie, con priorità a quelle che si impegnano a destinarla per il riutilizzo di immobili dimessi con precedenza a quelli situati all’interno dei luoghi storici del commercio e sulla base di una serie di principi enunciati nella norma (tutela ambientale, salvaguardia del territorio, sostenibile pianificazione urbanistica, tutela dei consumatori) e coerentemente agli obiettivi e finalità contenuti nella legge;

la comunità, una volta ottenuta l’assegnazione, individua il comune o i comuni dove destinare la quota di superficie ed apre un “bando” per la presentazione delle domande da parte dei soggetti interessati. I richiedenti si impegnano a conformarsi ad una serie di criteri di priorità, già elencati in legge, sia di natura urbanistica sia socio economica, ai quali la Giunta provinciale ha attribuito un peso – punteggio anche differenziato in ordine agli obiettivi che si intendono raggiungere;

la Comunità esamina le richieste pervenute e predispone una graduatoria in base agli impegni assunti dai richiedenti ed utilizzando i relativi punteggi stabiliti dalla Giunta provinciale;

la Comunità, sulla base della graduatoria, localizza, attraverso una variante al piano territoriale, la nuova grande struttura di vendita;

il comune competente per territorio rilascia l’autorizzazione commerciale.

Con tale proposta, la Giunta provinciale avrà una regia complessiva per quanto riguarda:

- la determinazione della superficie complessiva per l’apertura delle nuove grandi strutture di vendita su tutto il territorio provinciale;

- la suddivisione in percentuale della superficie da riservare a una pianificazione provinciale, riservata alla Giunta stessa;

- la localizzazione delle grandi strutture di vendita con superficie superiore a mq. 10.000;
- la prescrizione dei requisiti ai quali la realizzazione della nuova grande struttura di vendita deve uniformarsi;

- l’assegnazione, o meno, di parte del residuo della superficie “non riservata” alle Comunità con priorità a quelle che si impegnano a destinarla per il riutilizzo di immobili dimessi con precedenza a quelli situati all’interno dei luoghi storici del commercio.

Si è cercato inoltre di contemperare e trovare il giusto equilibrio fra esigenze di pianificazione urbanistica e necessità di garantire un equilibrato inserimento di nuove grandi superfici di vendita all’interno del tessuto economico e sociale locale interessato, in grado di produrre ricadute ed effetti virtuosi per l’intera popolazione che gravita sul territorio.

c) Orari di apertura degli esercizi commerciali e deroghe per le aperture domenicali e festive

Rispetto all’attuale disciplina si prevedono 3 gruppi o tipologie di comuni:

comuni ad economia turistica: facoltà di apertura nelle domeniche o festività durante tutto l’anno. La Giunta provinciale definisce le caratteristiche ed individua o comuni ad economia turistica.

comuni ad attrazione commerciale: facoltà di apertura nelle domeniche o festività da 7 a 9 mesi all’anno a seconda del grado di attrattività commerciale che verrà stabilito a livello amministrativo (individuati dai comuni) più il mese di dicembre. Obbligo di chiusura il 25 e 26 dicembre.

E’ questa la novità più rilevante:

la Giunta provinciale stabilisce i parametri per la classificazione dei comuni ad attrazione commerciale in base alla consistenza della superficie di vendita complessiva attivata sul territorio comunale ed al grado di consolidata attrattività commerciale. In questa fase sarà possibile graduare e fissare un limite oltre il quale i comuni potranno classificarsi ad attrazione commerciale;

i Comuni che rispondono ai parametri fissati dalla Giunta provinciale possono classificarsi o meno (anche avendone le caratteristiche) quali comuni ad attrazione commerciale;

i Comuni possono graduare i mesi (max 9) durante i quali derogare alle aperture domenicali o festive;

i Comuni possono diversificare fra località, frazioni e luoghi storici del commercio nei quali consentire la facoltà di apertura;per i singoli commercianti la deroga all’apertura costiruisce in ogni caso una facoltà.

Il provvedimento di qualificazione del proprio comune quale comune ad attrattività commerciale è assunto con delibera del Consiglio comunale (al fine di assicurare una condivisione “politica” generale) e sentite le organizzazioni dei consumatori, delle imprese del commercio e dei lavoratori dipendenti.

Con questa proposta i singoli comuni (compresi Trento e Rovereto) sono chiamati ad una assunzione di responsabilità in quanto viene loro affidata una ampia autonomia nella materia degli orari degli esercizi commerciali. Spetterà a loro infatti decidere, qualora rispettino il parametro provinciale, se qualificarsi ad attrazione commerciale, per quanti mesi, per quali località o frazioni o se solo limitatamente al luogo storico del commercio

Tutti gli altri comuni (e cioè i Comuni non individuati quali turistici ed i comuni non classificati come ad attrattività commerciale in quanto o sotto il parametro provinciale o, anche se sopra, non si sono avvalsi della facoltà): facoltà di apertura nelle domeniche o festività del mese di dicembre e ulteriori 4 domeniche o festività. Obbligo di chiusura il 25 e 26 dicembre.

d) Rivendite di giornali e riviste

Si prevede una graduale e sostanziale liberalizzazione per l’insediamento delle rivendite di giornali e riviste (dal 2015) attualmente ancora disciplinate dalla legge n. 46 del 1983 e programmate, attraverso piani comprensoriali e comunali, con un doppio sistema di contingenti e di distanze che, sia per la direttiva “Bolkestein” che per l’Autorità garante della concorrenza, siamo obbligati a rimuovere.

Si prevede contestualmente un indennizzo di “rottamazione” teso a favorire la ricollocazione professionale a favore di quei soggetti che, a causa della liberalizzazione, cessano l’attività.

e) Distributori di carburante

Le principali novità per il settore carburanti consistono:

1) nella sostituzione dell’attuale sistema “concessorio” con quello “autorizzatorio” per l’apertura di impianti di distribuzione carburanti stradali e autostradali, oltre ad una sostanziale semplificazione e razionalizzazione dei procedimenti relativi a tutti i tipi di impianti (compresi quelli ad uso privato);

2) nella subordinazione dell’autorizzazione per gli impianti stradali e autostradali alla verifica di requisiti da stabilirsi con deliberazione della Giunta provinciale che definirà le linee guida per l’ammodernamento e la riqualificazione delle rete distributiva di carburanti; queste dovranno contenere misure per assicurare un’adeguata ed equilibrata copertura della rete distributiva di metano che, sappiamo, risulta assai carente nel nostro territorio, con conseguenti disagi per gli utenti (numerose le segnalazioni pervenute presso la struttura competente da parte di utenti trentini, giornalisti, turisti, ecc.) e gravi effetti sull’ambiente;

Al fine di rafforzare la suddetta previsione normativa e proteggerla dai ricorsi amministrativi, si è precisato in legge l’obbligo, in determinate circostanze da definire nel provvedimento attuativo, di inserire il terzo carburante ecologico sia nei nuovi impianti che negli esistenti;

3) nella possibilità di disciplinare, attraverso le suddette linee guida, i casi di incompatibilità con il territorio degli impianti esistenti (dal punto di vista, ad es., della sicurezza viabilistica): attualmente la normativa è infatti particolarmente lacunosa;

4) nella previsione di varie forme di incentivazione, tra cui contributi per la gestione degli impianti di distribuzione di metano (attualmente sono previsti contributi solo per l’installazione), che risulta oltremodo onerosa, nonché di contributi per l’installazione di isole ecologiche.

f) Manifestazioni fieristiche

Vengono incluse nella disciplina del settore commercio anche le manifestazioni fieristiche, finora regolamentate da un specifica normativa (la L.P. 35/1978).

La novità più rilevante consiste nell’aver ristretto la categoria di tali manifestazioni, recependo la relativa definizione comunitaria (Comunicazione CE 08.05.1998), per poterle maggiormente distinguere dai mercati e più in generale dall’attività di commercio ambulante: le prime hanno scopo promozionale e di incontro tra domanda e offerta, nei secondi l’unico scopo è la vendita al dettaglio. Per questo motivo la stessa Commissione europea esplicitamente esclude dall’ambito delle fiere i mercati su aree pubbliche.

In tal modo le manifestazioni fieristiche (che di fatto sulla base della normativa attuale comprendono le più varie fattispecie, dalla sagra di paese all’Expo Riva Schuh), ne guadagnano in qualità e serietà.

Tale soluzione ha comportato la necessità di definire meglio il tertium genus dei “mercati fieristici”, ora definiti “mercati tipici”, che non sono manifestazioni fieristiche (in quanto hanno come scopo la vendita al dettaglio e prevedono la partecipazione degli ambulanti) e non rientrano nemmeno nella disciplina dei mercati comunali in quanto organizzati e gestiti da soggetti privati (classico esempio: i mercatini di Natale).

Vedi il comunicato stampa n.2459 del 22 luglio 2010 su http://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/

UN AUGURIO DI BUON 2010….

“Un incoraggiamento ed un augurio di solidarietà per chi ha perso il lavoro, per chi è preoccupato per il domani….

Con l’augurio che la crisi dello scorso anno sfoci in un vero rinnovamento, anche morale, ci porti a dare il giusto valore alle cose, ci faccia capire l’inutilità del superfluo e ci ridoni speranza nel futuro.”

Alessandro

Uniti per le Comunità

Articolo su “L’Adige” del 14 aprile 2010

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Manifattura domani: un progetto per il Trentino

La politica economica del Trentino sta affrontando un periodo molto delicato, nel quale dobbiamo ancora lavorare sugli effetti della crisi, e nel contempo operare sugli aspetti strutturali, che condizioneranno la «ripartenza» del sistema locale.

Un sistema che non manca di esibire invidiabili punti di forza, come la sostanziale «tenuta» degli equilibri socio-economici, che lasciano intravvedere risorse culturali, istituzionali e imprenditoriali idonee ad affrontare anche le ventate più gelide della stagione economica. Ma che ha pure elementi di fragilità: solo per citarne alcuni, pensiamo alle ridotte dimensioni delle aziende, alla loro gracilità patrimoniale, alle debolezze nei processi innovativi e nella presenza sui mercati internazionali per finire con i deficit sul versante della produttività.

Dietro il sipario della crisi vogliamo perciò porre le basi per un’economia rigenerata da massicce dosi di conoscenza e di tecnologia, nella quale comparti diversi convivano in condizioni competitive e di pari dignità.

La competitività conseguita attraverso la conoscenza è in effetti il crocevia della crescita ed è il punto focale dell’azione che ha spinto il governo provinciale a costruire il progetto di Manifattura Domani a Rovereto. Un progetto figlio di una visione saldamente ancorata alle risorse più pregiate del territorio, che si declinano nell’università, nei laboratori di ricerca, in un qualificato sistema di formazione professionale, nelle infrastrutture e in una forte coesione sociale.

Con Manifattura Domani stiamo adempiendo ad un nostro dovere di governo: rafforzare il modello trentino, attraverso una «ristrutturazione produttiva» guidata dall’economia della conoscenza, dal bisogno di nuove fonti energetiche e da una più stretta integrazione fra produzione e ricerca.

Su queste traiettorie ci imbattiamo nel ripensamento del «distretto industriale», oggi riconvertito nell’idea di «distretto tecnologico», inteso come una concentrazione di esperienze virtuose ruotanti attorno a obiettivi tematici innovativi. Un atteggiamento, una tensione culturale, prima ancora che un’agglomerazione competitiva di imprese, che non contraddice ma anzi qualifica ed integra quella realtà produttiva multisettoriale e multidimensionale, di cui siamo giustamente orgogliosi.

Sappiamo però che affinché l’innovazione si trasformi in valore economico occorre il concorso di un’azione combinata di fattori : investimenti in ricerca, formazione di capitale umano, infrastrutture, pubblica amministrazione efficiente, qualità della vita, imprenditori innovativi e consenso sociale.

Mentre gli elementi di contesto possiamo ritenere siano presenti all’interno della nostra realtà locale la questione che si pone è stata ed è come favorire il fattore dei talenti imprenditoriali e come questi si sposino con il capitale sociale del territorio e come infine queste risorse possano nel tempo rinnovarsi.

Se da un lato dunque dovrà essere costantemente valorizzata la figura dell’imprenditore come fonte autonoma di innovazione si dovrà via via superare il modello di un’impresa verticalizzata ed autosufficiente per far spazio alle reti di impresa, ossia ad una struttura aperta in grado di elevare le capacità conoscitive interagendo con i saperi espressi dal territorio.

Ecco dunque qual’è il significato moderno di distretto, ossia il luogo dove appunto l’innovazione si salda con l’identità dello stesso.

Il progetto Manifattura vuole essere il paradigma o meglio ancora la buona pratica di come il tema dell’innovazione possa essere affrontato secondo un sistema di alleanze delle piccole-medie imprese attraverso uno sviluppo tecnologico aggregato capace di compensare i limiti dimensionali e l’assenza della funzione aggregante della grande impresa.

Così intesa l’innovazione è la linfa vitale di questo modello che il governo provinciale sostiene seguendo tre idee-chiave:

1) il più potente generatore di innovazione è l’impresa: la cultura del cambiamento dei processi, dei prodotti, degli assetti organizzativi e l’evoluzione dei dosaggi merceologici del nostro sistema provengono dal dinamismo del sistema stesso. Ciò significa che non dobbiamo lasciarci infatuare da mode merceologiche, che ci propongono business astratti, non temprati dal mercato e dal sudore della fronte, oltre che dal portafoglio, della classe imprenditoriale. Dobbiamo invece sognare l’innovazione ad occhi aperti, nella forma cioè di una diffusa contaminazione dell’apparato produttivo con una più alta qualità della tecnologia e dello spirito imprenditoriale, capace di cambiare nel profondo e stabilmente i connotati strutturali della nostra economia: è quello che sta avvenendo con i nuovi business basati sulle tecnologie ambientali e sul risparmio energetico, non di rado germinati da imprese dapprima dedite ad attività tradizionali;

2) le politiche d’incentivo devono suscitare processi innovativi compatibili con le peculiarità del nostro tessuto imprenditoriale, facendo emergere attitudini potenziali ma effettive, evitando dannose imposizioni dirigistiche: l’azione pubblica deve cioè stimolare gli investimenti e i comportamenti innovativi, selezionando le imprese dinamiche rispetto a quelle «dormienti», ma non imporre scelte di campo che non le competono;

3) i poli di eccellenza – pubblici, come i laboratori di ricerca e le società di sistema, e privati, come i centri di ricerca delle imprese – sono i «tiranti» che tengono in tensione la rete delle imprese, «fertilizzandole» con iniziative ad alto contenuto di qualità, di valore aggiunto e, come si suol dire, di «futuro», in un rapporto virtuoso di integrazione/competizione.

In questo ambito Manifattura Domani avrà l’opportunità di esprimere il proprio ruolo propulsivo, che è anche un invito a reinterpretare il senso di luoghi carichi di storia, per farne scenari sfidanti sulla via dell’innovazione.

L’attrattività di un sistema si gioca anche sul prestigio di questi poli e soprattutto sulla loro capacità di saldarsi con il tessuto locale. Spesso siamo ossessionati dalla necessità di aumentare la spesa per le attività di ricerca e sviluppo, mentre il vero problema è creare attorno a queste attività sistemi integrati che ne sappiano mettere a frutto i risultati.

Per questo con Manifattura Domani, non vogliamo perdere l’occasione di proporre una effettiva alleanza fra imprese e conoscenza.

Senza dimenticare che la Manifattura di Rovereto non è solo una ex fabbrica ma soprattutto il luogo che diede lavoro a generazioni roveretani e che ospitò diverse innovazioni tra cui quella dell’organizzazione sociale.

Ora come allora dobbiamo farne un luogo ad alta densità di capitale sociale investito.

Assessore all’Industria, Artigianato e Commercio
Provincia Autonoma di Trento

Disegno di legge di riforma del commercio,

Approvato oggi, 17 febbraio 2010, dalla Giunta provinciale il disegno di legge di riforma del commercio, proposto dall’assessore Alessandro Olivi, che ora inizia il suo iter in Commissione prima di approdare in aula consiliare. Il progetto di riforma pone mano al riordino del settore nel suo complesso ma rappresenta al tempo stesso un “salto di qualità” sul piano normativo, sperimentando soluzioni innovative e a tutt’oggi non presenti sul territorio nazionale. Fra le nuove proposte contenute nel testo, un potenziamento del ruolo della Provincia per quanto riguarda la regia politica in materia di grande distribuzione, ma anche maggiori attribuzioni ai Comuni e alle Comunità di valle, conformemente al principio-cardine della sussidiarietà.

Vedi il comunicato stampa 427 su http://www.ufficiostampa.provincia.tn.it/

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